SEZIONE 105/14

La sezione è composta da 14 Alpini e 4 Parà, che per l’intero corso, fatta eccezione per l’addestramento ad Aosta, hanno condiviso tutte le fatiche e le risate minuto per minuto.
La storia ha sempre associato la sezione alla figura del mulo, sia per il loro passato utilizzo nel someggio dell’obice, sia per il lavoro fisico un po’ più pesante delle altre sezioni; ma mai come in questo corso si dovrà parlare di purosangue!. Infatti, la tradizione di scarso rendimento dei corsi precedenti, è stata interrotta dal 172° con la presenza di ben sei elementi della sezione nelle prime 11 posizioni in graduatoria generale, compreso il capo corso Asiani; inoltre come si possono chiamare muli personaggi come Lucchetta, Moretton e Dessanti che hanno strappato in entrambe le prove sui 1000 metri i tre migliori tempi? Forse qualche mulo c’era… ma chi non ne ha almeno uno in sezione spari la prima granata!
La sezione era suddivisa in tre squadre pezzo: la squadra "Alpenliebe" formata da fedeli adoratori della penna nera; la squadra "Parà" composta da tre dei quattro baschi amaranto poiché uno fu "venduto" (durante la campagna acquisti), alla mitica squadra "psyco," nella quale si trovò subito a suo agio! Proprio quest’ultima è il team che ha tenuto alto il nome della "truppa" anche nei momenti di scompolo. Nata quasi per caso durante due prove di messa in batteria del pezzo, la "Psyco" (nomignolo utilizzato col passare del tempo anche dagli ufficiali) prende il nome da uno dei suoi componenti di spicco, tale Alessandro Chemello, un Alpino con la testa un po’ fra le nuvole e con atteggiamenti istintivi, (forse) leggermente "stravaganti". Tra i numerosi aneddoti che hanno caratterizzato la carriera da allievo ne racconteremo solo un paio: la discussione accesa che ebbe con lo Sten Avanzi (al termine di un QM.) durante il quale era stato mandato a rapporto, e nella quale insisteva a essere punito il giorno stesso sottolineando che era un suo diritto. Allora lo Sten disse:"Chemello oggi non può andare a rapporto perché il c.te non c’è!". Lui rispose: "Non è possibile, avrà pure un cellulare sul quale rintracciarlo". Un’altra volta durante le p.p. di servizio al pezzo mentre un suo collega stava mettendo in bolla il canocchiale panoramico, si appese al.la b.d.f. e sbucando dall’alto esclamò: "Cu! Cu!". Poiché questo testo potrebbe finire tra le mani di qualche bambino eviteremo di scrivere il commento che fece lo Sten Campedelli in questa occasione!
Il grande Chemello ha vagato per tutto il corso tra i mezzi dell’ E.I. analizzandoli dettagliatamente, come un bambino che vede dei giocattoli colorati. Ogni tanto spariva misteriosamente ed appariva attaccato alla leva di sparo dei 105/14, simulando interventi improbabili da 400/450 spari al minuto!
Altro elemento di spicco della squadra è l’allievo Emanuele Favella, protagonista di almeno 1000 episodi stravaganti, che occuperebbero una intera enciclopedia: durante una esercitazione, dopo aver impostato il parallelismo corretto, disse allo Sten Gaia: "Ora si sottrae 6400°° dall’angolo!" e la risposta pacata dello Sten. : "Favella così torniamo allo stesso punto!" pensandoci un attimo esclamò "Forse era 4600°° ?", e lo Sten "Cosa sta dicendo ?".
Successivamente fece notare allo Sten. Gaia che non riuscivano a collimare il falso scopo vicino e commentò: "Non riusciamo a collimarlo bene, ma non importa, visto che dobbiamo sparare lontano ci serve il FS. Lontano.
Alla cena con lo Sten. Campedelli, dopo aver bevuto qualche "bicchierino", cominiò a domandare allo Sten. in procinto di sposarsi: " Tenente, in viaggio di nozze perché non va al caldo in nave?" e si rispose da solo: "ah no, è vero, ci vogliono 10 gg ad andare e 10 per tornare" e il Ten. Disse: "dipende dove uno vuole andare, no ?" Favella non contento continuò :"Però potrebbe prendere una di quelle navi veloci, …..un calamarano!". Infine estrasse dal cilindro un’altra delle sue involontarie "chicche", chiedendo alla padrona del Gran Sasso: "Signora ha preso la mia salsiccia?". E terminò in bellezza rispondendo alla domanda postagli dallo Sten. Chiavini: "Favella, lei di dov’è?" dicendo: "Quando?".
Gli episodi continuerebbero con le lunghissime discussioni in Tiro con lo Sten. Marcenaro, nelle quali usava tutti i termini tecnici che aveva imparato durante il corso, senza dare al discorso un minimo di significato logico, e con le sue paure di non terminare il corso, le sue impellenti necessità fisiologiche dell’ultimo minuto, e le sue imprecazioni emiliane fin troppo volgari (oh la vacca!, cappero!). Tirando le somme tra ingiustizie imprecazioni, faticacce e discussioni, ci siamo divertiti un mondo.