I NOSTRI SUPERIORI

Tenente Colonnello Giuseppe Michelangeli:
Apparve durante un grigio giorno di fine Settembre in pista carri, sparando domande a raffica a destra e manca, scorto per primo dalla sezione FH. Qualcuno disse: "Ahò, cce stà Giec Lemmon"; ben presto capimmo che non era lui…. Da quel giorno la sua presenza fu talmente assidua da farci pensare che possedesse il dono dell’ubiquità. Nel discorso di presentazione, tenutosi al cinema, ci colpì per quelle sue minacce di ritorsioni che si sarebbero realizzate attraverso telefonate ai genitori degli allievi "somari" e, unitamente a battute tipiche dello humour inglese (le cosiddette "freddure"). Nel giro di pochi giorni, acquistando dimestichezza con le inefficienze della Montefinale, ha cominciato a muoversi con disinvoltura ed è diventato il nuovo punto di riferimento del Gruppo Addestrativo. E’ riuscito a regalarci (non sappiamo se per bravura o fortuna), ciò che tutti i suoi predecessori non erano riusciti ad organizzare: il giro in elicottero con il mitico CH47, piombato come un miraggio durante la mattinata successiva alla marcia topografica.
Tenente Colonnello Giacomo Lipari:
Esempio tipico di "Ufficiale gentiluomo" è stato il comandante del Gruppo Addestrativo per più di metà del corso: l’odore del suo sigaro si diffondeva in tutta la caserma accompagnandoci dalla sveglia alla libera uscita, e inebriandoci, ci svelava la sua presenza già a 1 Km di distanza.
Con la sua presenza carismatica ci ha condotto "per mano" in tutti gli appuntamenti clou di questi ultimi mesi ed è risultata essere una persona dal "polso di ferro ma dall’animo gentile", sdrammatizzando ogni situazione problematica con una battuta. Ci siamo accorti della grande importanza della sua presenza il giorno che è andato via, e l’odore inconfondibile del suo sigaro, mal rimpiazzato da molti emulatori, rimarrà nei ricordi di tutti noi.
Tenente Mauro Battaglioni
Comparso improvvisamente in un caldo pomeriggio di luglio mentre noi malcapitati stavamo affrontando il percorso di guerra (la SAST, per intenderci), ci ha subito colpito per quella sua "vocina" non molto tenue e per quel modo di fare un po’ rude. Scomparso altrettanto rapidamente un mese dopo, ha però lasciato un segno indelebile, dimostrandosi un validissimo Sottocomandante di batteria, competente, organizzato e gran dispensatore di consigli: uno dei pochi, in pratica, cui la mimetica calzava a pennello. Ha dimostrato più volte di essere a conoscenza di tutto lo scibile militare, e con la sua partenza la Scuola di Artiglieria ha sicuramente perso uno dei suoi più validi e stimati elementi.
Sottotenente Alessandro Lalli:
Il più anziano dei Ten. della 2° batteria all’arrivo del 172° corso A.U.C. Persona estremamente competente e seria, è sparito a cavallo dei giorni che hanno preceduto il giuramento, ed è tornato per poi congedarsi nei giorni precedenti la Cerimonia del cambio della guardia al Quirinale. Rimane celebre una sua esortazione durante le prove per il giuramento: rivoltosi alla sezione che marciava stancamente, oppressa dai fucili e dal torrido caldo di Agosto, disse: "A regà, mme raccomando impegnatevi e cercate di fare bela figura, perché ricordatevi che dalle grandinate vve guardeno".
Sottotenente Andrea Campedelli
Timido e taciturno (poi abbiamo scoperto il perché), è apparso sin dal principio come l’unico pesce fuor d’acqua all’interno della Montefinale. In effetti, un Alpino a Bracciano ha ben poco da chiedere ma, tutto sommato, vista la giovane età e la vivacità del nostro gruppo, ci saremmo aspettati qualcosa di più da parte sua. Si è congedato dagli Alpini appioppandogli un paio di paduli in servizio al pezzo, per non smentire la sua fama di "severo", dopo aver scherzato e festeggiato a grappini con loro. Celebre è il suo rimprovero durante l’addestramento formale: "Alora, vediamo di fare le cose sul serio e non prenderci in giro, siete sistemate…sistematematicamente fuori passo…".
Sottotenente Roberto Chiavini
Inizialmente fu definito da alcuni di noi, all’epoca Pistri, "il tenente buono" per il suo modo molto tranquillo e pacato di porsi nei confronti delle nuove leve. La situazione cambiò quando venne a sapere del soprannome affibbiatogli…, insieme a molti altri. Da quel giorno si passò attraverso una infinita serie di alti e bassi, in corrispondenza dei suoi continui cambi di umore, ad ogni minima mancanza da parte nostra. Prodigo di numerosi consigli e sempre pronto all’impegno, è stato al tempo stesso punto di riferimento e presenza inquietante, specie quando piombava in BTR urlando il nome di qualcuno di noi allievi (vedi Zucca). Ha visto andar via, uno alla volta, i suoi amici e colleghi tenenti Lalli, Battaglioni, Campedelli e si è alternato con buon successo con lo Sten. Cieri alla guida della sezione SMV. Le sue massime (volontarie e non) riecheggiano ancora oggi, frutto di grande spirito di partecipazione unito ad un pizzico di comicità innata. Ricordiamo:
"Ragà è 'nà stronzata ma è importante" (lezione di Serv. al pezzo sulla chiusura dell’otturatore)
"Inizialmente, come seconda cosa……"
"…..gli orecchioni, le orecchiette…" "…la bocca di sparo…" (lezione di Mat.Spe.)
"…ora, con questi pseudofucili…" (spiegazione della Sast)
"Alcuni di voi marciano col fucile storto, questi alcuni…" (prove per il giuramento)
Metteva ad ogni inizio frase l’avverbio "lojichamente" con la "a" aspirata, oppure gli ammonimenti: "vi sbatto dentro!" o i rimproveri "che c…. fatee!!". Tutto questo senza tenere conto delle numerose repliche del racconto delle sue selezioni per i Carabinieri e della sua "ingiusta" esclusione dall’Arma, nonché degli insegnamenti ricevuti dall’amico Mauro Battaglioni (pronunciato Battaioni, o più semplicemente Mauro, con tono molto accorato). Passato in 1° BTR dai "Pistri" del 173°, di lui ci mancano gli occhioni da furetto e la camminata rimbalzante mentre arriva all’alzabandiera, il doppio mento che si forma quando inspira prima di parlare per fare la voce grossa e dare ordini importanti, ma soprattutto la carica dinamica che metteva nel farci lezione. Alla sua presenza ed alle sue molteplici imprese (molte delle quali di natura leggendaria), andava dedicato certamente maggior spazio, ma ci limitiamo a queste "poche righe" per non offuscare le descrizioni dei suoi colleghi.
Sottotenente Pietro Cieri:
La calma in persona, sempre a suo agio e con la situazione saldamente in pugno. Anche quando si arrabbia è flemmatico e non alza mai la voce, ma sa essere comunque severo quando serve. La sua frase tipica è "Vva bbuò" per sottolineare che si trova in accordo con quanto detto. E’ subentrato allo Sten. Chiavini alla guida della sezione SMV della 2° BTR, con l’autorevolezza tipica di chi ha già anni di servizio alle spalle, regalandoci molti consigli preziosi. Lo ricordiamo per lo sguardo con pupille all’insù e palpebre che si chiudono per qualche istante, mentre infila la mano destra nella mimetica all’altezza del petto, quasi come Napoleone, quando pensa alla frase da pronunciare.
Sottotenente Nicola Avanzi:
Lo Sten. (caramba mancato) ha subito saputo distinguere il Carabiniere D’Alessandro fra i suoi subalterni, e, prendendolo di mira in ogni occasione, nei momenti in cui si doveva tenere un atteggiamento di estrema formalità, era solito dirci: "Fate finta di essere Allievi Ufficiali, non fate come lui!". Non vedeva di buon occhio i SMV. Udendo in lontananza il loro rumoroso arrivo usciva fuori dai cespugli, e irritato gridava: "Petrini dia un passo". A questo punto, visto che la sezione era sempre fuori passo scattava un sistematico cazziatone, che andava ripetendosi giorno dopo giorno, ogni qual volta (sempre) l’allegra sezione passasse di lì canticchiando la propria canzone.
Un giorno, arrabbiato più del solito, dopo essersi sfogato, tornò dai propri allievi intimoriti", e, vedendoli più composti e formali del solito disse: "Allora cos’è successo? Siete diventati Allievi Ufficiali?". Anche se con scarsa esperienza, poiché al 1° incarico (era un nostro "nonno"), lo Sten. ha saputo svolgere il suo ruolo in maniera esemplare, in special modo nelle "grandi" occasioni, quali ad esempio la Scuola Tiri e il Quirinale".
Sottotenente Vanni Lonardi:
Di lui potremmo dire di tutto…, ma le parole non servirebbero per spiegare ciò che abbiamo notato da quando lo Sten. è arrivato nella nostra BTR: era sempre pronto allo scherzo e alla risata, e a volte sembrava più uno di noi che un nostro superiore. Il suo contributo è stato determinante per il montaggio delle tende prima della "nottataccia" passata in quel di Castel Giuliano, ed ancor di più lo è stato per lo svuotaggio delle bottiglie di vino durante la grigliata notturna. La sua sezione (N° 2 Allievi MLRS), lo ricorderà inoltre per l’impegno profuso nello spiegare il funzionamento di questo fantomatico e sconosciuto pezzo d’artiglieria (ma sparerà poi veramente?).
Sottotenente Gianluca Vallecoccia: "Buach"
L’arrivo del "nonno Buach" segnò la fine dei giorni di completa apatia dei promessi ADT. Dopo avere oscurato il sole, con la sua possente mole apparve nell’androne della 2° BTR: al suo richiamo imperioso e tonante gli allievi a lui affidati tremarono dalla paura. Il tremore li accompagnò fino alla sua prima imprecazione, e si trasformò subito in sorriso e simpatia. Il suo impegno, la sua voglia di fare, di disfare e di trasformare, infuse immediatamente stima e rispetto. Il rapporto diventò tanto amichevole da svelarci di aver comprato un’Alfa 75 1600cc con più di 120000Km e impianto a Gas…… e chiedere: "Perché è così spompata?"……"però c’ha i cerchi in lega!!".
Riuscì a storpiare gran parte dei cognomi della sua sezione: "Nastàsia (Anastasi), Riccio (Ricci), Ussebio (Eusebio), Orbiiii (Orbi)". Gli altri li condì con il suo accento veronese.
Per puro miracolo riconsegnò tutto il materiale delle trasmissioni preso in consegna per la Scuola Tiri…., e questo anche grazie ai suoi discepoli. Sarà ricordato per tutto questo e per la sua incredibile voracità.
Sottotenente Paolo Gaia:
Giunto a noi direttamente dalla operativissima Fossano, ha sostituito degnamente lo Sten. Campedelli, fruttando la sua esperienza sia nell’insegnarci i trucchi del 105/14, sia per "sopportare" Favella and company. Persona molto tranquilla e avara di rimproveri e complimenti, di lui ricordiamo un episodio con il Ten. Col. Michelangeli in un’adunata all’osservatorio. Durante l’adunata il comandante gli chiese il motivo per il quale portassimo i baschi color amaranto e le norvegesi (senza specifica autorizzazione). Egli rispose con sicurezza che era previsto dalla divisa invernale, senza per altro notare il copricapo indossato dal comandante stesso (la stupida), il Comandante prontamente ribadì: "Gaia, lei vorrebbe forse dire che ho la divisa fuori ordinanza?". Nonostante la magra figura, ringrazieremo sempre lo Sten. per la gentile concessione.
Maresciallo Contorni:
Il terrore degli ADT, che nei "pochi" momenti di pausa andava a stanare impiegandoli per "travasare" tonnellate di polverosi fascicoli da un magazzino all’altro. Grande conoscitore dell’ FH in tutti i suoi reconditi aspetti, coadiuvava la sezione permettendole di essere "l’unica" a "ben figurare" alla Scuola Tiri", svelandogli tutti i suoi "manovellistici" trucchi.