GLI INSEGNANTI

Tenente Colonnello Duilio Filogonio:

Insegnante di difesa NBC, è risultato essere una delle persone a noi più gradite. Grazie al suo singolare modo di condurre le lezioni è riuscito a farci sembrare facile una materia che diversamente non lo sarebbe stata. La sua dedizione per gli A.U.C. ci ha consentito di partecipare ad una prova dimostrativa della squadra NBC di Rieti, altrimenti organizzata ad uso esclusivo degli A.U. dell’Accademia di Modena. Celebre rimarrà la sua domanda rivoltaci durante la preparazione del QM: "Ce lo mettemo? Aò io ce ‘o metto, vve ggiuro che c’ o metto, v’o ggiuro sulla testa de mì fiio…." Non ci è stato dato modo di sapere cosa ne pensi suo "fiio" né tantomeno se abbia un figlio maschio.

Maggiore Giacomo Razzano:

Insegnante di armi, materiali di Artiglieria, e LCB, si è distinto per una conoscenza viscerale degli argomenti trattati: le sue diapositive ipercolorate al Power Point sono state l’ossessione della seconda batteria per mesi, e i suoi QM l’incubo ricorrente, in particolare l’ultimo di armi dove ci ha appioppato ben 29 Paduli. Tipiche poi le sue espressioni puro irpino ("Non si vede più una beata fava", "Non bisogna fare le cose alla c….di cane", "succede…è successo", "and gombany varie") che ben contrastavano con i termini tecnici che usava abbondantemente nelle sue lezioni. Indimenticabile è stata poi l’esibizione che ha effettuato di fronte ad alcune specialità della nostra batteria, quando ha esposto a una delegazione di alti ufficiali stranieri, il funzionamento dei nostri apparati bellici (in rigoroso inglese maccheronico "Ai, aim megior Razzano….", farcito di inflessioni dialettali e termini del tutto inventati), riuscendo comunque a stupirli per "l’alta efficienza" delle nostre Forze Armate. Cosa dire di più: "Grazie riposo in libertà".

Capitano Marco Rossi:

"Deus ex machina" della topografia. Ex A.U.C., è stato uno dei primi insegnanti che abbiamo conosciuto, ed anche l’ultimo, dal momento che ben 10 persone sono state chiamate ad effettuare il recupero, ed alcune di loro il recupero del recupero, considerato dal capitano come "l’ultimo autobus da prendere".

Le sue improvvise comparse durante le esterne sono state l’incubo della sezione Supporto Tecnico, in particolare quando era richiesto l’orientamento del GK80: nessuno infatti, a parte l’A.U.C. Del Prete (grazie alla sua smisurata fortuna), è mai riuscito a ben figurare in tale operazione davanti al capitano (per la serie: "Mai quando serve!"). L’abbiamo perso di vista durante la marcia topografica, suscitando in tutti noi vivo scalpore e l’atroce dubbio: "Avrà poi ritrovato la strada di casa?"

Capitano Labella:

Per la serie "Chi l’ha visto?". Sicuramente impegnato in ben più importanti attività, il nostro valente insegnante ci ha tenuto compagnia per tre sole indimenticabili lezioni, durante le quali ci ha illustrato l’importanza di spilli e puntine nell’utilizzo della tavoletta per il calcolo delle correzioni per il tiro…Scherzi a parte, siamo orgogliosi di aver avuto la possibilità di assistere alle sue lezioni frutto di grande competenza e professionalità, ma ci avrebbe fatto ancor più piacere una sua maggior presenza.

Capitano Claudio Caporali:

Grande esperto di dottrina militare nonché di regolamenti di disciplina militare, ha sfruttato le sue conoscenze in materia per muoversi con "grande disinvoltura" tra i labirinti che il programma addestrativo gli proponeva, giungendo a lezione sempre in ritardo o ad orari imprevisti, tra lo stupore generale. Di lui ci colpiscono lo stile preciso nonché la proprietà di linguaggio e la sua abilità dialettica sempre pronti ad ogni spiegazione, doti che non mancava di far emergere tramite la frase: "E’ chiaro giovanotti?". Sempre preciso ed equo nella correzione dei compiti (stesso quesito: vero = 1 punto, falso = 1 punto), ci sono purtroppo venute a mancare, causa malattia (forse indigestione?) , le sue attesissime lezioni sull’educazione sociale e sulle tecniche didattiche.

Sottotenente Matteo Accordi:

Economista votato all’insegnamento, è rimasto a Bracciano ad insegnare una materia che, come lui stesso ha affermato, poco "c’azzeccava" con i suoi studi. Di conseguenza molto spesso si è trovato a rispondere a delle domande delle quali ignorava la risposta, riuscendo il più delle volte a dribblare le figuracce, evitando di pronunciarsi con un ignavico "non so, devo chiedere al Capitano…". Sempre allegro, pacioso e sorridente, si alterava solamente facendo lezione di tavoletta con la sezione semovente. E’ stato uno dei nostri preferiti ufficiali al gruppo grazie alla "tolleranza" mostrata nei confronti di chi schiamazzava durante il suo passaggio al contrappello.

Sottotenente Giorgio Marcenaro:

Paracadutista convinto del 169° corso, è rimasto come aggiunto alla cattedra di tiro rinunciando alla sua vocazione per i lanci e l’operatività dei baschi rossi. Maniaco della puntualità, mandava regolarmente a rapporto il malcapitato caposezione di turno, anche con ritardi iniqui dell’ordine di un paio di minuti. Sempre disponibile a dare spiegazioni ("Chi ha parlato? Lei? No, dica dica, dica a me! Dica, dica pure!) riusciva a superare regolarmente la velocità di 400 parole al minuto, ignorando che la nostra capacità di apprendimento si aggirava solo intorno alle 50 e neanche tanto bene. Grande amante delle donne, era sempre alla ricerca di una compagna, anche tra le nostre sorelle e le nostre cugine. Non essendo riuscito a trovarla, si accontentava di "scorrazzare" in quel di Bracciano, ma a nessuno di noi è mai giunto eco di una sua conquista amorosa tra le sponde del lago e paesi limitrofi.

Sottotenente Perno: "Papa-Echo-Romeo-November-Oscar"

Di lui non conosciamo neanche il nome, e alcuni di noi ancora lo cercano per vedere i tanto sospirati QM di cui abbiamo avuto solo i voti. Nonostante ciò non potremo dimenticare che ci ha insegnato l’alfabeto fonetico e l’importantissima differenza tra modulazione di frequenza e di ampiezza.

 

Aiutante Potì:

"Se c’è qualcuno ca c’ha qualche problema..….che lo dicesse".

Con questa frase iniziavamo immancabilmente tutte le lezioni di Educazione Fisica, per noi momento di vero svago e ricreazione; perché allo sforzo fisico si univa sempre lo sforzo psicologico per non ridere delle "pirotecniche" spiegazioni degli esercizi proposti dall’aiutante. Uomo di grande spessore atletico(memorabile la sua esibizione nello scendere il muro di 4m) e morale, durante la corsa in pista diceva: "aumentate leggermente……, ma li volete allargà stì c…. de gomiti?". Ad ogni esercizio propedeutico alle varie prove pratiche è associata una descrizione degna di nota:

SALTO IN ALTO: "Ce stanno tre metodi: Itaiano® ’nze usa più; Ammericano® ’nze usa più; Fiorsburi® è’r’miiore, a ’nfatti è quello che uso io.

PERTICA: "Ce vò impegno e tecnica, ma a tè Palermo, la tecnica n’zerve a n’ c….." e ancora: "Ce ssò arcuni che usano, mò nun so se po’ dì (ridendo), la tecnica d’a scimmia….." e infine: "Aò e nun m’engravidate stà pertica!"

CAVALLINA: Rivolto a Passera che la stava travolgendo col rischio di ribaltarsi: "Ridi,ridi che se poi te rompi l’osso del collo poi ridi su stò c….(mimando)". Rivolto a Palombino durante la prova pratica: "A Palombì nun te devi agità, capisco l’agitazione durante la prova pratica, è normale, anzi nun è normale un c…., fai stò movimento c’a mano e scioglite".

Definizione data del CAGSMA: "Campo addestrativo sportivo militare…itaiano. Per l’ostacolo costituito dal muro ce stà la tecnica der ragno. Il recordo è detunuto da Piras, che regà è un sardo alto così, ma tosto, c’ha uno e quarantasette de tempo totale, ‘n fenomeno che lanciava la bomba a mano alla pecorara fino ad 80 m di distanza e faceva certi buchi dentr’ar muro grossi così!".

Ricorderemo sempre la sua espressione del volto quando, incrociatolo lungo il tragitto per lo spaccio ci chiese: "E’ mmò ve fanno fa la reazione fisica ? Ah, ah, ah, corete corete che ve fabbene…"

 

 TORNA ALLA PAGINA INIZIALE