BOX 9

Da sinistra: Clemente Zanettin, Matteo Passera, Stefano Giampieretti, Marco Bagato, Pietro De Sanctis, Marco Meggiolaro.

A.U.C. Matteo Passera: "Franz, Herr General"

Piacentino doc, noto per le sue uscite in dialetto indigeno che puntualmente nessuno capisce, è riuscito negli ultimi tempi a strappare una laurea in ingegneria elettrica a Pavia. Si è detto strappare poiché infatti si narra che egli prediligesse le feste gogliardiche allo studio e in mancanza di ciò si orientasse a feste extrauniversitarie anche nel ruolo di bodyguard.

All’interno del 172° ha trovato il suo ruolo con il soprannome di Franz, Herr General, per la sua eccezionale rassomiglianza con il prototipo del tedescone di Sturmtruppen. Sono ormai entrate nella leggenda la sua sovrumana capacità di imboscamento alle pulizie di competenza e l’uso indiscriminato di deodorante spray.

A.U.C. Marco Bagato: "Laido"

Residente in provincia di Mantova, ma naturalizzato milanese, ha conseguito in questa grande metropoli la laurea in ingegneria meccanica. La sua risata fragorosa ha portato lo scompiglio in più di una situazione.

Resteranno poi nella memoria di tutti quel "giù" gridato al giuramento e richiesto dallo stesso Ten. Col. Lipari, la sua radio, prima tra i "veri" stereo portati in batteria e dotata di antenna chilometrica, le spese immani al Conad e infine il record assoluto di ben 17 Alzabandiera. Detto ciò non va omesso il nomignolo di laido dovuto a quelle sue particolari frecciatine che puntualmente hanno colpito tutto e tutti.

A.U.C. Pietro De Sanctis: "Rambo,Schwarz"

Pur essendo romano de Roma, le sue origini venete gli hanno sempre permesso di capire gli strani linguaggi degli altri compagni di box, eccezion fatta naturalmente per Passera.

Arrivato qui come laureando in biologia, ha scoperto così presto la sua natura di FH70 da divenire caposezione per tutta la seconda fase. Ciò gli ha permesso di partecipare alla guardia al Quirinale in qualità di capomuta, ma soprattutto gli ha permesso di sbraitare ordini in quel suo dolcissimo modo che gli è valso il soprannome di Schwarz. La sua "cattiveria" non è stata comunque sufficiente da permettergli di evitare quel clamoroso Alzabandiera a mezz’asta. Da ricordare il suo servizio di piantone al comando con nove ispezioni, la sua stecca FH capace di riempire completamente lo zaino alpino ed infine la sua altezza di 1.71m certificata con ricorso al Celio.

A.U.C. Stefano Giampieretti: "El Cummenda"

Laureato in economia dei mercati e delle istituzioni alla Bocconi di Milano, rappresenta a tal punto lo stereotipo del milanese da essersi guadagnato con merito il suo particolare nomignolo. Affianca a questi suoi modi così nordici un possente fisico da palestra, scolpito con anni e anni di pura sofferenza. Nonostante tutti i suoi sforzi però il corso è riuscito comunque a fargli perdere il suo quarto addominale. Per completare il quadro non resta che citare la sua aria da santarellino e la sua vocina da "fighetta".

Tra i numerosi aneddoti comici che lo hanno visto protagonista sono da segnalare i duelli dialettici puntualmente persi con il Cap. Caporali e con lo Sten Gerardo a proposito delle solite subdole domande, quell’espressione di tristezza avuta nel dire che in questa terra maledetta anche i fiori di plastica appassiscono e i record stabiliti con telefonino sia sulla durata, 65’, sia sul costo, £70000.

A.U.C. Clemente Zanettin: "Lord Casco"

Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria meccanica a Padova, egli giunse in quel di Bracciano come semplice allievo artigliere. Grazie però a innumerevoli interventi durante le adunate di batteria riuscì a conquistare l’ambita penna con l’unico obiettivo di potersi ubriacare a piacimento. Nel suo armadietto, infatti, tra i miasmi prodotti dalla lisciviatura abbandonata ovunque e sotto il mega casino di libri, riviste ecc. ecc. è sempre presente una scorta di grappa o di vinelli vari di ottima qualità. Da buon alpino poi è così pronto ad offrire a possibili compagni di bevuta da lasciare addirittura l’armadietto aperto anche in orario addestrativo. Il suo grande amore per gli alpini non l’ha però salvato dal padulo preso proprio in servizio al pezzo.

Come tratti caratteristici possono essere citati la sua splendida abbronzatura limitata solamente alla testa e al collo, da cui risale il soprannome, e la sua smodata passione per tutte le pornossi in genere.

A.U.C. Marco Meggiolaro: "Milaus"

Sin dai tempi dell’università, dove ha conseguito la laurea in ingegneria meccanica, egli ha sempre manifestato un odio profondo per ogni specialità dell’atletica e per il movimento in genere. Ciò lo ha portato a proporsi per la specialità MLRS, dove ha potuto riassaporare i piaCieri della poltrona addestrativa. Fu il primo del box ad aprire una sinossi e questo gli costò il titolo di secchia onoraria. Tuttavia i modesti risultati, legati ad un certo fancazzismo, imposero di optare per il secondo nomignolo di Milaus per la sua straordinaria rassomiglianza con il noto personaggio dei Simpson.

Altra caratteristica saliente è la sua tirchieria atavica che gli avrebbe consentito di portare a termine il corso con la sola paga mensile, se non fosse per quella sua spina nel fianco che è il telefonino. Onore quindi a Sabrina, che è riuscita a fargli spendere cifre astronomiche in amorevoli scatti.

Per concludere non si possono dimenticare il suo pigiamino azzurro, la sua capacità di imboscamento alla reazione fisica mattutina e i tre giorni di consegna made Cap. Fortebraccio che lo consacrano capostecca di box.

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