BOX 7

Da sinistra: Stefano Del Prete, Mario Quatraro, Francesco Cucinotta, Luigi Malafronte, Massimo Delia, Maurizio Barbon.
A.U.C. Francesco Cucinotta: "Mammolo (Zio Ciccio per tutti)"
Fiore all’occhiello delle Punztruppen", collimatelo bene: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide con le sue canzoni di Laura Pausini regolarmente canticchiate alla sveglia, quando vorresti fare un salto in armeria, prendere un FAL e svuotargli un caricatore addosso.
Dorme, partecipa regolarmente (con il pensiero) alle pulizie di box, ascolta il walkman anche nella turca ed ha un repertorio unico di barzellette che chiunque ha già sentito cento volte tra prima e seconda elementare. Ha i genitori pronti ad aspettarlo dall’ufficiale di picchetto un week-end su due. Molto poco attivo, in quanto ADT, famoso per la sua erre alla Dan Peterson nella pubblicità del tè Lipton. Dispensa massime sulla vita e sull’amore sospirando come un preticello. Piomba in uno stato catatonico da post-padulo, con conseguente cristallizzazione psicoemotiva e straniamento dalla realtà che lo circonda. Frasi celebri: "Sono solo babbarie"; "Palombino, freghitene".
A.U.C. Stefano Del Prete: "Brontolo"
Della serie "uomini contro". Se dici A, è B, ma se pensi che in fondo forse era B, allora per lui è A. Non entrate mai in polemica con lui: la battaglia è persa in partenza. Esercita un’azione di logoramento costante sul fianco delle forze nemiche che vengono costrette alla resa da un concentramento a percussione di obbiezioni. Cannonaro mancato, supporto tecnico per vocazione, nel sostenere che la delinquenza si concentra nel Sud è stato capace di citare Brescia (!) come città meridionale con il più alto tasso di criminalità d’Italia.
Armadietto più disordinato della batteria, cranio regolarmente rasato a zero, da cui il secondo nomignolo "Ronaldo".
A.U.C. Maurizio Barbon: " Scompolo"
Quando è nato lo hanno avvolto in fasce policrome e gli hanno messo gli "anfibini" e la "stupidina" Chicco: è l’AUC modello, uomo guida e simbolo delle truppe alpine. Lava, stira e inamida, spazza, spolvera, pulisce e sistema i cubi, lucida gli anfibi, riordina e toglie gli aghi di pino, studia anche di notte, è il piantone più zelante che un grifo possa desiderare, consuma poco e non inquina, il tutto alla modica cifra di 5.000 lire al giorno.
A.U.C. Mario Quatraro: "Pisolo, (Cecchino per tutti)"
Quando gli parlate, soprattutto dopo le 16:30 e soprattutto se si aggira nei pressi del suo posto branda, non volgetegli mai le spalle, potrebbe essersi addormentato già da mezz’ora. Se hai un problema, di qualsiasi tipo lui lo risolve con grande naturalezza: "Sono Wolf, risolvo problemi", direbbe Quentin Tarantino. Il Garand è il prolungamento del suo braccio destro, monta e smonta le armi con una velocità impressionante, e spara con una precisione (18/20 centri, N.d.R.), che fa sorgere dubbi sulle sue attività extra-universitarie.
Non è mai stato visto con la cerata addosso, anche con le condizioni atmosferiche tra le più avverse: esterne alle quattro del mattino, pattuglie notturne, pioggia battente (roba da far rabbrividire uno Jeti). Lo invidiamo perché riesce sempre a fare il massimo con il minimo sforzo.
A.U.C. Massimo Delìa: "Nonnolo"
Primo allievo nella storia dei corsi A.U.C. ad essere punito per atti di nonnismo preterintenzionali ad un mese dall’arrivo del 173°, nonché capostecca del box 7. Il nonno per eccellenza della batteria, raggiunge l’apice della sua carriera al quarto mese di corso quando parlando al telefono con il fratello più piccolo, neo-allievo della Guardia di Finanza, termina la telefonata dimenticandosi del legame di sangue e augurandogli tante "Ossa".
Ufficiale gentiluomo nell’aspetto, ma najone nell’animo, svela la sua vera identità già dalla prima settimana di corso, quando, appende nel suo armadietto il conto alla rovescia delle settimane. S’impone ai suoi compagni di box per la Cierimonia dell’ammaina settimana, funzione fatta eseguire scrupolosamente il lunedì pomeriggio al termine dell’orario addestrativo, con presentazione della forza da parte del compagno Napolo e inno nazionale cantato a turno dagli altri componenti del box. Barese di nascita ma Sampdoriano di adozione, non lasciatelo da solo con un "Pistro" (purché al di sotto di 1,80m), potrebbe procurargli gravi danni psicologici. Il suo unico motto "173° Ossa", la sua frase più celebre "Vieni anche tu fratello nel grande sbrago semovente".
AUC Luigi Malafronte: " Napolo"
Capomuta, quasi capobox, capopezzo, mancato capo-batteria e……cap’è….., come suggerisce il suo concittadino A.U.C. Ricci. Chimico del golfo di "Surriento", mago nell’evitare le pulizie di competenza, se lo vedi con uno straccio in mano preoccupati: è in arrivo quantomeno un Ten.Col. in ispezione alle camerate. Dà il meglio di sé alle prove pratiche: durante la prova pratica di armi ha bloccato il cronometro su tempi da olimpiade con mani che sembravano la faccia dell’A.U.C. Palermo dopo che si è fatto la barba. Stile di dormita: mummia egiziana; di tanto in tanto viene colto da profondo e irreversibile stato comatoso da post orario addestrativo, e allora maschera e tubo, sparisce sotto le lenzuola lasciando i suoi compagni di box nel dubbio: "ma respira ?".
Grande ammaliatore di folle, è quasi riuscito a convincere l’A.U.C. Cancelli che Maniago in fondo, è la sede migliore per lui. Se gli vai dietro qualcuno ti pagherà sicuramente una cena. Di un campanilismo senza uguali: è capace di dire che le migliori tagliatelle con il ragù le fanno a Mergellina. Espressione famosa: la molto colorita "Bellicazzi".