BOX 6

Da sinistra: Gianni Di Rienzo, Elfi Bettiol, Armando Palermo, Dante Malcangi, Luigi Colosimo

A.U.C. Elfi Bettiol: "Ruttolo"

Rappresenta da solo il 50% della sezione MLRS.

Il suo soprannome trae origine dall’indiscussa capacità di esprimersi "a rutti liberi": a tal proposito ha anche ricevuto un encomio semplice dal Sten Avanzi, che lo ha sorpreso durante un esibizione nell’androne di batteria.

Ha vissuto in questi mesi in perfetta simbiosi con il compagno di box A.U.C. Palermo, tanto che se non fosse stato per l’accento diverso sarebbero parsi fratelli.

Non c’è persona in batteria a cui non abbia rivolto la seguente domanda: "Ma ti passa?". Amara sorte gli è però toccata allorché ha compreso, dopo l’unica licenza, che l’unico a cui non passava per nulla era proprio lui.

A.U.C. Luigi Colosimo: "Auchan"

Ogni cosa che dice dividila per due. Una parte buttala, l’altra moltiplicala per zero: otterrai così la completa verità sui fatti!

Vive secondo il motto "sesso, droga e rock and roll", anche se con poco sesso (praticamente nullo), niente droga e troppo "rock and roll".

Non esiste argomento sul quale non riesca e non voglia intavolare una discussione: memorabili sono i suoi scambi di opinioni con gli appartenenti del box 5 e, in particolare, con l’A.U.C. Melocchi.

Rappresentante della landa piemontese, gli riconosciamo il grande merito di averci fatto degustare le delizie vinicole della sua terra. Sua grande pecca è stata il consumare l’unica licenza ricevuta in cinque mesi di corso in giro per i supermercati "Auchan" di tutta Italia.

A.U.C. Armando Palermo: "Maradona"

Esempio tipico di fancazzista romano, si è distinto durante il corso per le sue capacità di occultamento e diradamento, tanto di entrare per merito nella sezione ADT: lì ha infatti trovato un habitat idoneo per esprimere coerentemente i suoi principi etici.

E’ un enciclopedia vivente: sa tutto di tutti, conosce i fatti ancora prima che accadano e comunica alla batteria notizie di ogni tipo, sia vere che false.

Suo naturale dirimpettaio è stato L’A.U.C. Bettiol, con il quale ha fatto si impelagava il più delle volte in incomprensibili discorsi per tutta la batteria, ad eccezione che per loro.

L’appellativo deriva soprattutto come naturale conseguenza del nome, anche se si deve riconoscere il valore mostrato nelle partite di calcetto, specialmente in quelle contro il box 5.

A.U.C. Dante Malcangi: "Padre Pio"

L’appellativo trae origine dalle stimmate ricevute sui gomiti durante la prova di Addestramento Individuale al Combattimento: l’atteggiamento cupo e serio assunto poi durante le pause di riflessione hanno confermato l’idoneità dell’appellativo.

Ingegnere di nome ma economista di fatto, ha trovato il suo habitat naturale nella sezione Supporto Tecnico, identificandosi pienamente con il motto "sempre, dovunque, mai dove serve".

A.U.C. Gianni Di Rienzo: "Il bambino"

I motivi che suggeriscono questo soprannome sono molteplici: dalla sua naturale predisposizione per i dolci in genere, alla sua capacità di crollo immediato una volta appoggiate le membra sulla sua "culla".

Trascorre le serate in attesa degli squilli del suo cellulare, dopo di che con una telefonata scarica completamente la batteria. Dopo la graduatoria di seconda fase il suo soprannome è stato modificato in "Bambino scelto".

A.U.C. Lorenzo Galasso: "Il morto"

Se cercate il modo di evitare il militare rivolgetevi a lui: vi indicherà così una strada rapida, indolore, di sicuro successo … e tale da non lasciare traccia.

E’ restato con noi solo pochi giorni, sufficienti però per apprezzarne la tecnica sopraffina, le doti di intelligenza e furbizia nel raggiungere lo scopo, e potergli così affibiare l’appellativo di "morto".

 

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