BOX 4

Da sinistra: Zeno Tutino, Luca Rattaro, Angelo Asiani, Francesco Orbi, Marco Bergamo, Carlo Eugenio Romano
A.U.C. Angelo Asiani:
Militare modello. Scartato dall’accademia di Modena per essersi rotto i legamenti del ginocchio, dopo aver vinto il concorso per entrarvi, faceva un anno da VFB alla base di Artiglieria contraerea di Portogruaro, prima di approdare armato di attitudine militare e vivace intelligenza in quel di Bracciano, per diventare ciò che nessuno di noi dal principio si sarebbe aspettato: l’incontrastato e assoluto capo corso. Scelto subito come capo batteria grazie all’anzianità, che in caserma come si sa "fa grado" (era più "nonno" di molti tenenti), assumeva con competenza la leadership per non lasciarla più nonostante i ripetuti assalti dell’amico e compagno di box A.U.C. Rattaro. Riusciva nel corso dei mesi a trarsi d’impaccio da ogni situazione a rischio consegna, nonostante la BTR non sempre rispondesse all’esempio d’ordine e diligenza voluti dai nostri superiori. Quest’innata capacità ci consentiva, sotto la sua oculata guida di "smarcare" numerose pulizie di competenza (e lui era il primo a non farle!), che il nostro faceva svolgere a turni di 20min. in modo che ci fosse a malapena il tempo di prendere l’attrezzatura, arrivare al luogo delle pulizie, e tornare a posare l’attrezzatura per darla al turno successivo. Era solito rassettarsi il letto non appena iniziava l’orario di libera uscita, ma non per dormirvi, (cosa che ogni tanto accadeva), bensì per uscire e trovarlo già fatto al rientro, cosa vietatissima dal regolamento. Lo ricorderemo, oltre che per l’attaccamento alla penna, per i consigli che dispensava a destra e manca, forte dell’esperienza accumulata in 13 mesi di caserma, e per il poco tempo che dedicava allo studio, in virtù di conoscenze già acquisite (campava di rendita), di una memoria di ferro e della stecca ereditata dal capo corso del 171°. Nonostante l’apparente serietà mostrata all’inizio, si faceva travolgere dallo sbraco imperante nel box, partecipando con gli altri componenti alle numerose cene di box e ai festini pomeridiani e serali a base di Nutella Tarallucci e Macine.
A.U.C. Luca Rattaro: "Istat o HP."
Ingegnere elettrico laureato con lode al Politecnico di Milano; apparentemente timido e riservato, ben presto ha rivelato le sue qualità con simpatia e un’assidua partecipazione ad ogni attività che il nostro prolifico box, vulcano di idee, proferiva per alleviare le tristi giornate di un corso che "d’estate non s’aveva da fare!". Impossibile coglierlo in fallo: era preparato su tutto e i voti presi (l’unico 20 della BTR), testimoniavano che la mente della BTR, era lui! Autore del programma per il calcolo delle medie, teneva aggiornati tutti sugli andamenti della classifica facendo la statistica e l’archivio dei voti dei QM, e sbizzarrendosi a creare, oltre alla graduatoria di fase, la graduatoria di sezione, e quella di box (che ci ha sempre visto vincitori), nulla di strano, se non fosse che il tutto era fatto con una misera microcalcolatrice programmabile. Instancabile mangiatore di Nutella, era solito russare come un peschereccio e movimentare le nostre notti con urla improvvise seguite da immediate scuse mattutine. Amante della competizione, era solito cimentarsi in pomeridiane partite di Beach Volley, e non pago di ciò, tentava inutilmente di insediare la prima posizione dell’A.U.C. Asiani, ottenendo "solo", oltre alle maledizioni di quest’ultimo, di essere uno dei prescelti (o missilati) per l’arma dei Carabinieri che lo ha portato via quel pomeriggio di Ottobre nel quale incurante di ciò che stava per accadergli, il poverino si godeva l’unico riposo branda chiesto durante tutto il corso.

A.U.C. Marco Bergamo:
E’ stato per 5 mesi il bersaglio preferito di tutto il box, che gli vomitava addosso ad ogni occasione insulti, parolacce ed illazioni riguardo alla sua virilità, traendone un catartico beneficio. Il poverino, avendo capito la sua benevola funzione, abbozzava ogni provocazione. Ingegnere meccanico, anche lui laureato al Politecnico, ma con un po’ d’esami "rubati" all’estero durante il programma "Erasmus", faceva subito notare al box le sue spiccate doti di nullafacente e sporcaccione. Sotto il suo letto, ogni mattina tiravamo via quintali di polvere (che assumevano la tipica forma a gomitolo), che il "Bergamo" calamitava con doti da navigato Bradimante, e il suo posto branda somigliava più alla gabbia di un criceto che al giaciglio del perfetto allievo ufficiale. Tutto questo mentre lui ancora doveva aprire gli occhietti e sbadigliava al mondo emanando esalazioni mortifere col suo alito da fogna di Calcutta. Una sera, preso da un attacco d’enterocolite acuta, deliziava tutto il box e i box limitrofi con gli odori tipici di una cava di zolfo sennonché a produrli non era una cava ma il tritarifiuti che alloggiava tra lo sterno e le anche del nostro inquilino, che lo alimentava in maniera sproporzionata, partecipando alle pantagrueliche crapulate che il box era solito organizzare una sera si e l’altra pure.
Divenuto FH per rimanere vicino a casa, si vedeva superare in classifica oltre che dall’ing. Rattaro, anche dall’A.U.C. Passera, ma la dea bendata gli sorrideva, chiamando i due pretendenti per il posto a Milano, nella benemerita. Trovatosi in testa alla classifica per un mero colpo di deretano, l’allievo Bergamo si lasciava pervadere da quel sentimento di goliardica renitenza al lavoro che già lo vedeva protagonista all’interno del nostro box e, non più impensierito dalle destinazioni, cominciava ad alzarsi dal letto alla mattina solo alla proclamazione degli "allievi attenti", e dopo essersi accertato delle abitudini ispezionarie dell’ufficiale al gruppo di turno, sfiorando più volte la consegna.
A.U.C. Zeno Tutino:
Di nobile lignaggio, sofisticate abitudini (specie alimentari), impeccabile comportamento, e linguaggio forbito, si presentava al box come un "marziano". Logorroico fino all’inverosimile, era capace di riempire 4 pagine di registro quando faceva il CG o il piantone al comando. Mai avremmo pensato di riuscire a "contaminare" anche lui col virus dello sbraco che infestava incontrastato il nostro box. Eppure molto presto ha subìto, seppure in misura ridotta la stessa fine dei suoi illustri predecessori: A.U.C. Rattaro e Asiani. Mezzosangue inglese, parlava la lingua d’oltremanica quasi meglio dell’italiano, che già conosceva a menadito anche nelle più astruse e ataviche espressioni. Grazie a quest’arma, ha dedicato grande cura nell’aggiornamento del calendario di box, che riempiva di esilaranti e grottesche scenette, farcite di termini a noi per lo più sconosciuti. Il suo armadietto era il prototipo della perfezione, non una virgola fuori posto, non una mutanda in regola: esibiva l’intera collezione di mutandoni stile Dolce e Gabbana e Calvin Klein di tutte le fogge e le forme, ma rigorosamente di color scuro e con elasticone ascellare modello lottatore di sumo. Unico festeggiato di box, riceveva in regalo dai suoi compagni di stanza, un Cd portatile, e il giorno dopo trasformava l’armadietto in un Juke box riempendolo fino all’ultimo cm di Compact di artisti a noi per lo sconosciuti. Grande stupore ha suscitato in noi, la conoscenza del suo burrascoso passato da metallaro, di cui ancora oggi dubitiamo la veridicità (tutto po’ esse!). Amante del buon cibo e del buon vino, ci trascinava in locali a noi preclusi dall’eleganza e principalmente dal prezzo, costringendoci, tutte le volte che ciò avveniva, al razionamento delle poche lire rimaste della decade.
A.U.C. Carlo Eugenio Romano:
Sin dall’arrivo in caserma si capì subito che il cibo non sarebbe bastato per tutti, e così fu. Per mantenersi vispo e allegro infatti, tale esemplare di orango necessitava di quantità industriali di prodotti alimentari di qualunque genere, marca e caloria. Causa la sua stazza non certo gracilina e fragile, solo il camerone sarebbe riuscito a stipare lui e le sue cibarie, sempre rigorosamente occultate nell’armadietto. Purtroppo il destino lo ha condotto nel nostro box, dove, col passare del tempo, andava conquistando sempre maggior spazio, accaparrandosi quello a disposizione degli altri (seppur temporaneamente), fino a costringere talvolta l’A.U.C. Orbi a vestirsi e nutrirsi poggiandosi su un’unica mattonella. Rapace di notevoli capacità non si lasciava sfuggire una merendina scartabellata da qualcuno nel giro di molte miglia. Questa voracità, tuttavia, si rifletteva in una generosità fuori dal comune: ogni domenica sera irrompeva nel box a mò di Babbo Natale, annunciando gioiosamente, buste alla mano: "guarda che me so’ comprato!?" e dispensando poi, ai poveri coinquilini seminudi ed addormentati, beni di ogni genere, dalla scatoletta di tonno (di ottima qualità) alla matita con punta retrattile. Ex giocatore di pallanuoto ed attuale principale sostentatore economico della federazione (causa l’enorme quantità di corsi a pagamento frequentati), il fisico ne rivela l’origine: panza alla Bud Spencer, spalle come armadi e mani come vomeri del centonove. Delicato come pochi nei movimenti e nel maneggiare gli oggetti, riusciva nell’ardua impresa di distruggere, durante la sua permanenza, nell’ordine: n°1 Zainetto tattico, n°2 fucili Garand, n°1 MG, n°1 UED-SAGAT, n°1 PDP, n°1 Baobab (durante la marcia topografica, con conseguente tuffo fluviale) e, termine ultimo di tale crescendo di potenza, n°2 M109. Prevedendo una sua ulteriore sosta quale Sten. a Bracciano, si consiglia, a chi di dovere, la chiusura di ogni magazzino. Profondo conoscitore delle circolari e delle direttive riguardanti l’esercito, sparava "boiate" su qualunque argomento su cui la batteria stesse dibattendo. Principale candidato alla via Aurelia, rimaneva escluso dalla selezione non essendo riuscito a trovare in cinque mesi un "paraculo" della sua misura; mandando così sul lastrico tutti gli allievi scommettitori nel Totocaramba. Tutta la batteria lo deve comunque ringraziare per l’impegno e la dedizione profusi nella stesura di questo numero unico, che, senza la sua generosa partecipazione, "non sarebbe mai andato in onda".
A.U.C. Francesco Orbi:
Scaldabanchi aspirante ingegnere, nessuno come lui è riuscito a portare ai limiti del conosciuto la pratica della flautolenza molesta con autoinalazione. Principe dell’imboscata con cuscinate in pieno volto (suo il brevetto del lenzuolo-mazza rotante), ma anche barone dell’imbosco essendo membro della casta ADT.
Sempre e comunque presente per aiutare chiunque al momento del bisogno, specialmente i ritardatari dai rientri dalle licenze da Roma Termini a Bracciano. Golosone, come tutti i "grandi" di cuore, viene riconosciuto maestro d’arte indiscusso nel preparare mini-micro bigliettini per i vari QM, a sicuro giovamento di chi gli stava accanto, fortunato, in quel momento. Al pari di pochi altri illustri colleghi, può vantare il recupero contemporaneo delle seguenti materie: Tiro, Topografia (+ recupero del recupero), Regolamenti, Impiego, con solo 35’ di studio a lume di torcia da campeggio. Oltre alla sua caratteristica espressione "ma ‘n’fatti" ricorderemo di lui l’oppurtunità offertaci di entrare nel vivo del cinema d’autore, quando ci portò a vedere, in un caldo pomeriggio d’Agosto, il pluridecorato "Gola profonda", suscitando in noi viva ammirazione per le competenze dimostrate. I compagni di box ricordano con invidia le pornofoto della ragazza appiccicate sullo specchio dell’armadietto e le serali conversazioni telefoniche con la stessa a base di smielati termini da innamoratuncolo di 13 anni con qualche problema di identità ("passerotto pucci pucci trottolino du du da da da"), che hanno creato non pochi problemi di digestione ai già tormentati vicini di branda.