BOX 3

Da sinistra: Carlo Scazzola, Luca Anglesio, Carlo Ighina, Vainer Lucchetta, Alessandro Masciangelo, Gianluca Anastasi

 

A.U.C. Anastasi Gianluca: "Soldato Deborah"

Difficile ricordare qualcosa di lui. Al momento della sveglia, quando tutti a malapena capivano dove si trovavano, lui appariva per pochi istanti, pronto da capo a piedi, per scomparire, acciai alla mano, in direzione della mensa. Allo stesso modo scompariva di sera sotto le lenzuola, ore prima che gli altri membri del box fossero rientrati dal contrappello.

Di lui rimane impressa nelle nostre orecchie la sua voce, non perché parlasse molto,(anzi tutt’altro), ma a causa della sua tonalità. Forzato da esigenze di servizio, gli ordini che era costretto ad impartire sembravano provenire dalla gola di un personaggio a metà strada tra un bimbo strozzato e un trans. operato.

Non dimentichiamo il suo passeggiare dietro le tribune del campo sportivo con una sinossi in mano, intento a ripetere negli orari più impensati e nella più completa solitudine.

A.U.C. Anglesio Luca: "Ha il c…. duro"

Questo grido di battaglia, frutto della fantasia di un membro del box 12, risuonò per mesi nelle stanze della batteria, senza che nessuno ne capisse le origini.

Di lui ricordiamo i silenzi nei giorni immediatamente precedenti e seguenti ai QM, dovuti alla tensione per gli eventi in corso, che talvolta sfociava in attacchi di arteriosclerosi para isterici, in cui il nostro sanciva urlando con la sua stridula voce "che tutti nella batteria gli stavano sul c…o". Col tempo si abituò agli intoppi di studio giungendo addirittura ridacchiando al recupero di Topografia. Stufo del quantitativo di materie da studiare, rimpiangeva di esser stato chiamato come artigliere da montagna e non alla "SMALP", salvo poi crollare sotto il peso del leggero addestramento fisico della Scuola di Artiglieria.

E’ stato il primo consegnato della batteria per aver tolto la sicura del Fal durante i tiri d’istinto, mentre gli transitava davanti il C.B, nonché il primo allievo a dover pagare una bottiglia ancor prima di diventare Sten, alla prima batteria, per aver fatto abboccare il 105 durante l’addestramento al pezzo con il Sten. Binda.

A.U.C. Masciangelo Alessandro: "Porcoddue"

Nella seconda batteria riecheggerà a lungo la sua più tipica e frequente imprecazione, che ci ha accompagnato per cinque mesi dalla sveglia al silenzio ad ogni ordine o compito ricevuto. I lamenti e le bestemmie come d’incanto venivano meno a partire dalle 17:30, (e se possibile dalle 16:30), allorché si infilava sotto le lenzuola per riposare le lunghe e stanche membra. Grazie a tutto ciò il Mascio ha trascorso una cinquantina dei centocinquanta giorni (tralasciando le notti) di addestramento, sulla branda avvolto tra le braccia di Morfeo. Ricordiamo con commozione una mattina, quando, svegliandosi come al solito, egli tentava invano di fare il cubo con un lenzuolo ridotto a brandelli (strappi di oltre 1m) a causa di un sonno troppo agitato in un letto troppo piccolo.

Ha vinto l’ambito titolo di malaticcio della batteria, riuscendo a farsi dare più giorni di riposo branda di tutti gli altri e ben due cure antibiotiche prima di riuscire a guarire da una bronchite acuta con tosse convulsa che ha deliziato le notti dei compagni di box, nonché quelle degli abitanti dei box limitrofi.

A.U.C. Vainer Lucchetta: "Bimbo Vainer"

Tenere espressioni di bambino sul suo viso glabro (rasava tre peli alla settimana) allorché si accoccolava tra le lenzuola, a discapito di un fisico da Corazziere temprato da anni di sport e vita sana tra le sue montagne. Lo si ricorda ridere in continuazione mentre discorreva con inflessione alla "Topo Gigio" non solamente di giorno, ma anche di notte, quando nel sonno più profondo si lasciava andare alle frasi più sconnesse e ai versi più strani, arrivando una notte a rivolgersi a noi nel pieno dormiveglia (o delirio), chiedendo dove si trovasse la leva di manovra del 105 che egli non riusciva a trovare né sotto il letto, né sotto le coperte. Il suo fisico roccioso gli consentiva di polverizzare più volte il record dei 1000m su pista della Scuola di Artiglieria, ma nulla poteva contro una piccola e innocente bomba a mano OD-82, che il buon Vainer pensava bene di farsi esplodere in mano durante una esercitazione, ritrovandosi pur sempre con una quintalata di muscoli, ma anche con un po’ di ustioni e un timpano demolito.

Non potremo mai dimenticare inoltre la sua presentazione della forza al comandante di batteria durante le prove per il cambio del comandante di gruppo, riuscendo a sbagliare ogni ordine, e rivolgendosi al comandante chiedendo (ridendo come un pazzo) "Che cosa devo fare?" e infine salutando alla visiera con la mano sinistra mentre teneva l’arma con la destra sul "bilanciarm".

A.U.C. Carlo Ighina: "Flash, Belin":

Nessuno avrebbe scommesso che potesse terminare il corso dopo averlo visto grondante di sudore e con la faccia color rosso metallizzato dopo ogni marcia, guardia o servizio pesante. Se è giunto alla fine lo dove solo alle quantità industriali di Tronky e succhi di frutta ingeriti, contribuendo così a mantenere in vita il Conad di Bracciano. Insopportabile al contrappello, a causa del rumoreggiare dei 1000 sacchetti sparsi sopra il letto, che proseguiva fin dopo il silenzio. Una sera il capitano Fortebraccio durante un’ispezione notturna (23:35!), lo colse in flagrante mentre al buio, nel Box, affardellava lo zaino tattico per l’esterna del giorno dopo e lo mandava a rapporto facendogli prendere giorni 1 (uno) di consegna per non aver rispettato l’orario del silenzio; orario che il nostro rispettava raramente, impegnato com’era a dedicarsi per ore ed ore allo studio, e spesso inutilmente, dal momento che arrivava con il cervello bollito ai QM del giorno dopo. Il suo pessimo gusto, specialmente nel vestire, era testimoniato da un campionario di pigiama dai colori assurdi (tipo verdino acqua) nonché dagli inseparabili scaldamuscoli rossi con rinforzo pelvico e da un paio di mutande amaranto con le quali era fare ginnastica nel box nella speranza di far fronte alle evidenti deficienze del suo fisico. Era affetto dalla sindrome della cameriera, ovvero non resisteva al fascino delle fanciulle che lavoravano nei locali di Bracciano (con particolare ricordo della barista del Movida). Memorabili poi, rimangono la sua lentezza in ogni situazione ed il suo disquisire con fare da saggio intercalando le sue ignobili considerazioni con 4000 "Belin". Durante la scuola tiri, in una buia e fredda giornata di Ottobre, durante la messa in batteria dei pezzi, riuscì a precipitare dall’M109, rimanendo incolume grazie all’atterraggio su di un letto di sterco di vacca, tipico dei terreni "tattici" di tutte le nostre esterne.

A.U.C. Carlo Scazzola:

Genovese purosangue dalla faccia marocchina, dotato di uno sguardo anonimo nel corso della giornata, ma solo fino a quando non cominciava a dialogare con una ragazza, dal vivo o al telefono, allorché assumeva un’espressione beffarda con un sorriso malizioso, abbassava il tono di voce di un’ottava, fumava una sigaretta alla James Dean, muovendosi con piglio sicuro. Il tutto bisogna dargliene atto, avveniva con grande naturalezza, ma questo non toglie che la descrizione sia quella della tipica faccia da stronzetto. La BTR lo ricorda soprattutto per il suo continuo stuzzicare l’allievo Ighina, suo conterraneo nonché omonimo, vicino di branda e coetaneo. I botta e risposta dei due amici risuonavano ovunque nei dintorni, così come gli strepiti dell’Ighina che subiva i ben riusciti dispetti dello scazzo, incapace di controbattere degnamente se non con un "Vedi che sei solo un najone ?". Il Box ricorda i suoi memorabili rutti di inusitata potenza che annunciavano l’inizio e la fine di una giornata, ed il peto quotidiano con il quale, al risveglio, salutava il proprio vicino. Incallito fumatore, riusciva a fumare pure sotto gli occhi dei colonnelli, senza farsi beccare, ma subiva miseramente uno scrocco continuo di sigarette. Veniva scelto come accompagnatore del capo corso alla ricerca delle liceali da invitare alla festa di fine corso, ma non si sa se grazie al suo avvenente sorriso o al suo magnifico coupé.

 

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