BOX 1 & BOX 2

Da sinistra in piedi: Massimo De Vivo, Francesco Vallorani, Fabrizio Maccallini, Giuseppe Canale, Giacomo Leverone, Vincenzo Galizia, Alessandro Casadei, Michele Zucca. Accosciati: Attilio Neri, Francesco D’Alessandro, Josef Mottillo.

Questi due box saranno gli unici che tratteremo insieme per due motivi, il primo perché in cinque mesi non sono riusciti a farsi una foto "singola di box, il secondo (determinato dal primo), perché questi due box sono così affiatati, e i loro componenti vivono così in "simbiosi", che sarebbe limitativo parlare di loro da soli. Ogni sera infatti, prima del contrappello, gli abitanti di questi due box "migravano" in quello prospicente, e non era raro trovare grossi assembramenti umani accalcati su di una branda del box 1 (quella dell’A.U:C: Zucca), impegnati in quattro chiacchere, una "bevutina", o semplicemente per fare un po’ di casino e far drizzare i capelli al povero C.G. di turno.

A.U.C. Francesco D’Alessandro

Profeta del "Livin’ on the edge", perennemente in ritardo per scelta di vita, ma sempre in grado di calcolare l’esatto istante prima del quale si è salvi e dopo il quale c’è la consegna.

Il suo nemico più grande, oltre al tifoso medio interista, è il sonno: è riuscito a addormentarsi sullo spigolo delle ante aperte dell’armadietto.

Coltivatore di pubbliche relazioni, ha amici ovunque in Italia e all’estero; ha sempre diviso con i suoi compagni di box i mitici "Davidoff" ed "Havana", gelosamente custoditi nel portasigari di cuoio e argento. Preso da rimorsi di coscienza per il suo atteggiamento "easy" durante l’orario addestrativo, dopo le 16.30 di ogni giorno si è sempre lanciato in attività sportive multiple: tra piscine e partite di Beach volley ha rischiato più volte lo svenimento unito a crampi.

E’ stato uno dei più gettonati nella roulette dei Carabinieri e ha puntualmente centrato il bersaglio, lasciando nel suo box e in tutta la batteria un vuoto incolmabile di invidia per la sua barba lunga che poteva permettersi di spuntare una volta alla settimana. Rimane l’interrogativo: ma sull’Aurelia gli permetteranno di tenerla così ?

A.U.C. Vincenzo Galizia

Su apparente contrasto con lo spirito di euforia iniziale presente nel corso, ma contraddistinto da rara coerenza di comportamento, ha sempre improntato il suo approccio con le difficoltà logistico disciplinari militari seguendo il motto tipico: "Fondamentalmente me ne fotto".

Esponente delle teorie fatalistiche sulla presenza della polvere nella vita di box, ha sperimentato vari metodi per sconfiggere o meglio evitare la lotta periodica con la sporcizia che a turno toccava ad ognuno.

Ultimo ad alzarsi dal letto alla sveglia, con scatti felini un attimo dopo "l’allievi attenti". Primo a giungere a mensa battendo inspiegabilmente l’A.U.C. Anastasi che tuttora si domanda come ciò sia potuto accadere.

A.U.C. Attilio Neri: "Il Maresciallo"

Partito ed allontanatosi dal corso in un freddo giorno di Ottobre, ad un passo dalla nomina a sottotenente ha preferito la carriera nell’esercito a partire dal grado di Maresciallo, ruolo che gli si veste addosso con grazia e stile unici. La sua espressione tipica, a metà strada tra le provocazioni e lo sfottò è "accendi il cervello" oppure "picciò ti fai una partita a Risiko ?" La prima è usata in ogni tipo di discussione per dimostrare di avere ragione ad ogni costo, mentre la seconda ad ogni istante libero dopo l’orario addestrativo, per rompere il nostro riposo mentale.

Intelligenza vivace e veloce, così veloce che a volte nel parlare si mangia le parole e non si capisce cosa stia dicendo.

Pronto a dare conforto, ma anche grande collaudatore del livello di pazienza altrui, con manate pesanti sui coppini della gente pensierosa. La batteria non finirà mai di ringraziarlo per essersi offerto di fare il divaricatore di gaussiana all’ultimo QM di tiro, prendendo 4 di grezzo e salvando molte teste da un sicuro recupero.

A.U.C. Josef Mottillo

La saggezza fatta uomo. Spirito critico puntuale ed obiettivo, narratore di tanti aneddoti e fiabe animalesche tipo Esopo, narratore dei comportamenti tipici dei marescialli dell’esercito, regolatore di animi e ed amante della pace, è intervenuto spesso per zittire Attilio quando cominciava a parlare come una radio impazzita.

Durante il sonno sprofonda in uno stato di greve incoscienza ed appare spesso e volentieri inanimato, o meglio morto, ma è il primo a svegliarsi la mattina.

Esperto di procedure penali e di Chianti, nonché maestro di vita, e super favorito nella lotteria dei Carabinieri, ha sempre tranquillizzato i nostri animi con una frase ormai celebre, tratta da uno dei suoi molti aneddoti : "…si starà a vedere", a smorzare ansia e timori tipici di ogni vigilia di QM.

A.U.C. Michele Zucca

Così come non è possibile descrivere in poche righe la sua multiforme personalità, allo stesso modo cinque mesi di corso non sono stati sufficienti a domare la sua vitalità troppo esplosiva per essere costretta nei limiti angusti del formalismo militare. Come un folletto in una fiaba, ha fatto divertire i suoi compagni di corso e i suoi superiori, i quali, con lo stesso sorriso con cui ascoltavano le sue imitazioni, gli infliggevano numerosi giorni di consegna e paduli ai QM, consentendogli di rivestire il ruolo di vice maglia nera del gruppo.

I compagni di box lo ricorderanno per il suo armadietto pieno di prodotti di bellezza e per le solenni scenate di rabbia quando qualcuno osava mettere le mani sul suo calendario dell’Inter, a cui era legato in maniera feticistica, nonché per le roboanti emissioni aeree, che frequentemente riecheggiavano per i muri della batteria. Frase mitica di tutte le mattine mentre ci recavamo all’alzabandiera: "A ragà, ma chi è che scureggia in inquadramento?.

Da qui in poi segue il box 2:

A.U.C. Giuseppe Canale:

Detto "Trombetta" per via delle sue immancabili flatulenze mattutine, lo si può considerare il secchione di box, non ha mai preso un padulo (caso unico nel box e nella specialità) ed una volta ha addirittura ricevuto un giorno di consegna perché continuava a studiare nonostante fosse suonato il silenzio. Di occasioni per mettersi in mostra e fare il ruffiano davanti ai superiori non se ne è fatta sfuggire nessuna, arrivando persino a sostituire il sottotenente Cieri nella gestione del Sagat del posto comando di batteria: ciò gli è valso il nomignolo di SLURP . La sua sfrenata ambizione di primeggiare si manifesta più che mai nel fare la fila a mensa: è uno dei pochi che riesce a stare davanti agli ADT. Da amante delle riviste di body-building si è trasformato lungo il corso in un assiduo cultore della pornografia fino al punto di portare con sé pornossi anche in orario addestrativo o a mensa. Amato da tutti i coinquilini per l’autorità dimostrata nelle continue richieste e reclami, formulati sempre in modo gentile e sussurrato (è arrivato a beccarsi tre giorni di consegna per reiterate proteste durante lo svolgimento della reazione fisica), si è guadagnato il titolo di rompiscatole del box (e della batteria).

Ogni suo intervento è spesso preceduto da: "Ma pecchè? Ma pecchè?"

A.U.C. Giacomo Leverone:

E’ il pistro di box avendo solo 20 anni (ma 7 di cervello) le sue canzoni preferite sono: Candy-candy, Jeeg Robot, Daitan 3. Nonostante la mente infantile e l’aspetto innocuo, non fatevi ingannare: è in grado di progettare piani a dir poco criminali pur di evadere servizi ("non c’ho voglia"), è il re dell’imboscamento e il profeta della truffa: a tal proposito rimarrà famosa la sua abilità nel copiare i QM, sfruttando il retro delle gomme con opere di miniaturismo, subito imitato dall’A.U.C. Maccallini. DJ di batteria (DJ "Mim Bosco"), ha organizzato feste a sfondo omosessuale. Bestemmiatore del box., rimarranno famose le sue dispute con l’A.U.C. Casadei per il possesso del posto sedia vicino alla finestra. Nel suo armadietto conservava strani feticci aventi come elemento comune le "ossa" (ossa di pollo, una mandibola di vacca …). Il più duro colpo per lui è stato il non poter compiere nessun atto di "nonnismo" all’arrivo del 173° corso che lui attendeva con ansia.

AUC Francesco Vallorani:

Poiché vittima di letargie improvvise durante le lezioni, il suo soprannome è universalmente riconosciuto come Pisolo.

Possiede un’invidiabile collezione di paduli (7)

Titoli onorifici: Duca (= du’capelli, per via della sua stempiatura precoce)

Piccolo chimico ( è laureato in chimica e alto 167cm, cresciuti a 170cm in seguito al ricorso presentato per partecipare alle selezioni CC).

Ammirato da tutti i compagni di box per l’impegno dimostrato nella lettura, portava sin dai primi giorni l’allegria nel box decantando "ottimistiche" poesie di Leopardi. Si metteva in luce poi, per l’autonomia dimostrata nel sistemarsi le cose ("Ahò a ragà e dateme ‘na mano!"), e per l’uso corretto della lingua italiana senza inflessioni dialettali (in particolare marchigiano) che provocava l’immediata imitazione da parte di tutta la batteria. Il box lo ricorderà sempre per le crostate della nonna e le olive all’ascolana che gentilmente riportava da casa dopo le (numerose!) licenze ricevute.

AUC Alessandro Casadei:

E’ il nonno di batteria per via della veneranda età di 28 anni benché mettendo insieme il cervello suo e di Leverone se ne faccia uno di un bambino di 12 anni. I titoli onorifici non gli mancano: Homer, in quanto il suo aspetto primitivo ricorda il celebre personaggio dei Simpson; Vice-duca di box; Casagay, per via delle gentili carezze che si scambiava con l’allievo Neri; E-8. Su quest’ultimo soprannome (Echo-8) ci sono due possibili spiegazioni:

  1. Echo-8 = E’ cotto, a causa delle lunghe permanenze al sole delle estati riccionesi
  2. Per via degli echi che si formano nella sua scatola cranica.

Terrorizzato dalla possibilità di finire lontano dalla sua amata Riccione, per rimediare ad una classifica di 1° fase inclemente, arrivava al punto di sparire, sinossi in mano, allo scoccare dell’inizio della libera uscita, per riapparire solamente a notte inoltrata. Convinto delle sue notevoli capacità nell’uso del computer, "ingrippava" il p.c. dell’A.U.C. De Vivo inserendovi una password della quale, probabilmente a causa dell’età, dimenticava prontamente il nome.

AUC Fabrizio Maccallini:

Detto Parà in quanto si può vantare di essere paracadutista (civile) nonostante non sia riuscito a passare le pur "morbide" selezioni parà della Montefinale. I più maligni invece sostengono il soprannome derivi dal fatto che possedeva un missile invidiabile per i carabinieri che lo ha portato puntualmente a finire il corso in quel della via Aurelia insieme ad altri pochi fortunati (o no?).La sua partenza, ha lasciato il box privo della sua simpatica arroganza, ma soprattutto del suo portatile Pentium 100 Mhz sul quale ogni sera si facevano eccitanti partitoni a porno Tetris, e si riguardavano le foto hard gentilmente fornite dall’A.U.C. Neri a sua volta avutele dall’A.U.C. Tesi. Sin dai primi giorni, si proponeva ai compagni di box come amante della notte, fino al punto da far rinominare la malattia del sonno come "Maccallite". Risvegliatosi dal torpore estivo grazie anche al Ginseng gentilmente offerto dall’A.U.C.: Vallorani, provvedeva subito a mettersi in mostra, andando a rapporto ripetutamente ( e in scala gerarchica) con tutto il firmamento del gruppo addestrativo e non, a causa di una classifica di 2° fase, da lui (o forse dal suo missilone) ritenuta inesatta. Solo l’intervento dei Carabinieri ha potuto fermare la sua scalata di proteste verso le più alte sfere, che lo avrebbe portato fino al Quirinale (….da garittaro).

AUC Massimo De Vivo:

Perfetto esemplare del najone DOC per il suo comportamento altamente menefreghista e svogliato. Con il passare dei giorni ha acquisito sempre più titoli onorifici: famoso è divenuto ad esempio il soprannome di "Albanese" in quanto veste in civile con abiti abbondanti, molto anticonformisti e a volte sporchi (come il suo giubbino bianco divenuto ormai grigio). In vesti militari invece ha lanciato nuove mode: utilizzo della tuta ginnica quale calzamaglia termoprotettiva da indossare sotto qualunque capo, o, portare al collo un vistosissimo bandana rosso e l’onnipresente bottiglietta d’acqua nella tasca laterale o posteriore del pantalone. Maniaco dello sport, ama particolarmente il nuoto, al punto che la mattina quando si sveglia comincia ad emettere strani rumori che ricordano quelli di un pesce fuor d’acqua…..si sentirà forse tale ? Nonostante tutto il suo impegno fisico è l’unico a non essere riuscito a fare la pertica durante la prova di Educazione fisica. Da ricordare la sua altezza variabile che secondo noi era di 167cm, divenuti miracolosamente 170cm dopo il ricorso da lui presentato per partecipare alle selezioni per i CC. Peccato però che, nonostante il missile che aveva, non sia riuscito a entrarci.

Benché sia una persona che all’apparenza possa sembrare un povero ignorante, questo A.U.C. è molto colto in tutti i campi e oltre ad aver studiato per i QM, ha preparato la tesi, l’unico problema che ha è quello della comunicazione, in quanto parla una lingua sconosciuta a gran parte della BTR, che soltanto alcuni riescono a decifrare. Segni particolari: spazzolino sempre in bocca e zona letto sempre in disordine tanto che spesso perde cose ed impiega giorni per ritrovarle. Si narra che durante alcune feste notturne si esibisca seminudo sui cubi, ma questa è un’altra storia………..

 

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