BOX 11

Da sinistra: Fabrizio Padoin, Marco Moretton, Francesco Papi, Fabio Guarnaschelli, Stefano Sabbatelli, Giorgio Fabris.
A.U.C. Fabio Guarnaschelli
Un parà che ha fatto del suo pizzetto il richiamo preferito dal Ten.Col. Lipari, che si lamentava sempre di trovarlo schierato, per ovvi motivi di altezza, in prima fila con quella barba da capretta, come amava definirla. Un uomo che adorava il letto, nel quale giaceva per ore ad occhi aperti come un morto, ma dal quale alla fine si rialzava sempre. Odiava le cene in compagnia (gli mettevano tristezza). Disponibile, e raramente imboscato, le sue passioni erano le arti marziali, i suoi cani e le pompate a terra che faceva costantemente ogni giorno nelle pause tra una dormita e l’altra. Leggendaria la sua domanda al Ten. Battaglioni mentre spiegava le consegne della guardia: "Mi scusi, ma quindi faccio due ore di monta?" e la risposta del Ten.: "Se ci riesce complimenti!"
A.U.C. Stefano Sabbatelli: "The voice-Shultz Sturmtruppen"
Quando indossava il suo elmetto e strillava "ADUNAATA" veniva insultato da tutta la batteria a causa dei 200 decibel a 25000Hz che la sua voce raggiungeva: sembrava proprio uno dei piccoli personaggi di Bonvi. I suoi compagni di box si sono sempre chiesti come potesse un ometto alto meno di 160cm gridare tanto forte e non esaurire mai le batterie che alimentavano il suo impianto vocale (stessa domanda se la pone la gente comune riguardo ai Chiwawa). E’ l’unico militare che abitando a 45 minuti dalla caserma, quando si recava a casa la domenica, rientrava alle 18:00. La domanda nasceva spontanea: non gli piaceva stare a casa, oppure lo cacciavano dopo qualche ora? Per entrare al corso, lui diceva di non aver avuto nessuna spinta (leggi fattore PC.), e la conferma ce la diede direttamente il padre della sua fidanzata: Ten.Col. con incarichi speciali dell’AVES.
A.U.C. Francesco Papi
Alpino da generazioni, potevamo scherzare su di tutto, anche sulla sua ragazza, ma guai a chi gli toccava la penna!. Toscanaccio con una memoria di ferro, mentre noi studiavamo le sinossi lui leggeva i fumetti, ma quando gli ponevamo una domanda aveva sempre la risposta corretta. Mitica la sua crisi delle 22:00, ora in cui si addormentava nel giro di pochi secondi, cominciando quel suo ritmato costante russare che ci cullava per il resto della nottata.
La sua carnagione bianchissima fungeva da termocoperta, e come gli orsi bianchi resisteva a temperature polari in maniche corte, probabilmente anche grazie a qualche bicchierino di grappa che da buon alpino non rifiutava mai.
A.U.C. Marco Moretton: "Mönica"
Massacrato costantemente per tutti i 5 mesi dall’A.U.C. Fabris, che gli ha affibiato decine di soprannomi, perennemente agitato durante le prove valutative, sfruttava il suo fiato e le sue gambe per correre costantemente su ritmi folli per quasi tutti gli altri compagni.
Rimasto "Monica" da quando durante un raduno con i nonni del 171° gli venne domandato come si chiamasse il suo obice, e dopo una prima scontata risposta ("105/14") gli imposero di trovargli un nome di donna (poiché sarebbe stato l’unico buco che avrebbe visto per i seguenti 5 mesi), allora gridò "Mönica" con la sua classica espressione friulana.
Nessuno di noi potrà mai dimenticarsi la sua spettacolare T-shirt bucherellata da cinghiale da discoteca, che nascondeva come un cimelio nel suo armadietto in ricordo di improbabili conquiste amorose in pista.
A.U.C. Fabrizio Padoìn: "Padre Padoìn"
Personaggio storico della batteria, molto più simile a un parroco di paese che ad un parà. Dormiva a mani conserte in posizione "cadaverica". Sempre intento a leggere o scrivere seduto sulla sua sedia e nel suo angolino.
Il suo abbigliamento da libera uscita è rimasto invariato per 5 mesi (fatta eccezione per il golfino granata indossato solo in Ottobre): una camicia (ne possedeva una dozzina), jeans, e le leggendarie Reebook blu modello anni ’70, unico paio di scarpe in dotazione (con le quali correva, usciva ed andava a messa!) Ottimo imboscatore ed unico punito del box , aveva una risata inconfondibile che ricordava il personaggio "Mathley", fedele compagno di sventura dell’ancor più mitico "Dick Dasterdly". I suoi atteggiamenti e la sua invidiabile posizione in graduatoria non potevano che farlo entrare ad honorem nel famigerato "Psycho Team".
A.U.C. Giorgio Fabris: "Giò"
L’unico uomo ibrido del 172° corso (e forse anche di tutti gli altri!) visto che non ha ancora stabilito se concede5re la sua indole alla penna (sez. montagna) o alle nuvole (sez. parà). La scusa è che in questo modo riesce a partecipare alle innumerevoli cene della sez. alpina senza sembrare un infiltrato! Riesce sempre e comunque a mantenere alto il morale del box 11 con battutine e scherzi che prendono di mira il suo amico e compagno Marco Moretton, riuscendo a sparargli involontariamente (dice lui!) sulle parti più intime con una pistola calibro 6.
Si è preso la briga di organizzare scenette anche per la cena di fine corso svoltasi al circolo ufficiali alla presenza del comandante di gruppo e a quello di batteria. E’ un uomo tutto di un pezzo ad eccezione di quella volta che con una pacca sul braccio del Ten. Punzo (Comandante di batteria) gli si è rivolto dicendogli: "Va come ciulano quei due cani lì!", con altrettanto mitica risposta del tenente: "Si, si fanno una sveltina".